Pensione integrativa: il governo ci prova con RITA

Riforma pensioni: spunta una nuova ipotesi

L’Ape, il programma di anticipo pensionistico che prevede il contributo (interessante) delle banche, apre la strada a delle conseguenze pericolose sul piano della sostenibilità individuale. D’altronde, si tratta pur sempre di un prestito, per quanto a condizioni agevolate.

Per questo motivo, il Governo sta varando una nuova ipotesi, che tuttavia coinvolge chi godrà in prospettiva della pensione integrativa. Il motivo è esattamente questo: ridurre l’impatto dell’Ape.

L’Anticipo Pensionistico, sia chiaro, è in parte ancora un oggetto misterioso. Sono solo due gli elementi giudicati certi. In primo luogo, il meccanismo del prestito: la pensione, per chi sceglie di abbandonare il mondo del lavoro anticipatamente, verrà erogata (in un certo senso) dalle banche, che quindi vorranno indietro il denaro con tanto di interessi.

Il secondo punto riguarda il principio di prudenza: per ora ad accedere all’Ape saranno solo i nati dal 1951 al 1953. Se l’iniziativa funzionerà, verrà estesa anche ad altre classi di età.

Il punto interrogativo coinvolge la questione di sempre: la sostenibilità per le casse dello Stato. Anche perché le finanze pubblicherà parteciperanno, sebbene in modo defilato e contribuendo fino a un certo punto alla pensione anticipata. Si parla, in ogni caso, di 500 o 600 milioni di euro all’anno. E’ una cifra alta, ma non certo in grado di destabilizzare il Paese.

Un punto “quasi” certo riguarda il tema delle detrazioni fiscali. L’impatto del fisco sulla pensione anticipata dovrebbe essere parecchio progressivo. Ad essere agevolato più degli altri, chi è disoccupato da molto tempo e sta vivendo una situazione simile a quella che hanno vissuto gli esodati. Si prospettiva, dunque, almeno per queste categorie di (ex) lavoratori una quasi totale assenza di penalizzazioni.

Pensione integrativa cos’è: le caratteristiche del Rita

L’ipotesi del Governo prende, per adesso, il nome di Rita. Si tratta ovviamente di un acronimo, che sta per Rendita Integrativa Temporanea Anticipata.

Nel tentativo – non per forza goffo – di cercare risorse, le menti più creative del Ministero dell’Economia hanno deciso di guardare direttamente tra le pensioni complementari. Il meccanismo – per ora si conosce solo quello – è piuttosto semplice: chi ha una pensione integrativa potrà farla valere in modo anticipato in modo da ridurre l’importo del prestito (perché alla fine di questo si tratta).

Questa ipotesi è stata implicitamente lanciata mentre infervorano le discussioni sulle penalizzazioni. Il Governo vorrebbe evitare la débâcle dell’Ape, quindi si sta impegnando a ridurre la penalizzazione.

Per ora si parla del 3-4%, ma non si conosce ancora quale sarà il minimo e quale sarà il massimo. Su questo punto sindacati, esecutivo e Parlamento si stanno scontrando con toni molto aspri.

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